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Luigi Castellucci, giovane scrittore che mi ha proposto il suo libro – Caro te, ti racconterò di quelli del “fino alla fine”- un romanzo epistolare che scrisse due anni fa che mostra come lo scambio di lettere possa essere, ancora oggi, una grande ricchezza. Uno stile semplice, un’idea interessante che viene sviluppata in modo interessante e che promette bene.

Il “caro te”, presente nel titolo del libro, anticipa quello che è il genere di questo piccolo volume: un romanzo epistolare in cui queste lettere sono indirizzate ad una serie di personaggi, immaginari e non, per cui Luigi prova una profonda stima. Attraverso questa serie di lettere cerca di trasmettere al lettore la sua visione del mondo. Il libro è un piccolo volume che si legge in davvero poco tempo, ricco di personaggi che sono legati da un tema oggi più che mai molto attuale: la resilienza.

– Caro te, ti racconterò di quelli del “fino alla fine” – ha preso vita grazie alla Casa Editrice @bookabook che, per chi non lo sapesse, dopo un determinato numero di di pre-ordini, mandano in stampa il libro; proprio quello che è successo con questo volume di cui vi sto parlando che diventa così disponibile in tutte le librerie fisiche e digitali.

Un giovane ragazzo che cerca di trasmettere un messaggio di positività grazie a questa serie di epistole che portano il lettore a comprendere quanto sia importante non mollare, quanto il confronto possa essere costruttivo e quanto ancora avevano da dire tutti questi personaggi. Quando scrisse questo volume Luigi aveva solo 17 anni, un giovane ragazzo con una passione per la scrittura che ha voluto dare forma al sogno nel suo cassetto; la giovane età non è un elemento che lo danneggia ma, al contrario, mi ha trasmesso una forte positività per il futuro. Giovane e pieno di speranze – che emergono dalle parole del suo romanzo – lo scrittore sembra trovarsi proprio nel mezzo tra il mondo degli adulti e quello degli adolescenti e che rappresenta in maniera egregia grazie alle parole usate nel suo romanzo.

Da dove è nata l’idea di scrivere questo libro ? E l’idea di far parlare diversi personaggi diversi tra loro?

Ho iniziato ad avere consapevolezza dei miei mezzi e delle mie capacità grazie alla vittoria in un concorso nella sezione “adulti”. Ho vinto proprio con una delle lettere contenuto nel libro ed è cosi che ho capito che ciò che scrivevo poteva avere importanza. Aforismi e citazioni potevano finalmente uscire dal mio cassetto e continuando con le lettere mi sono buttato nel genere epistolare perché penso che sia quello che coinvolga maggiormente anche il lettore. E’ cosi che si riesce a creare un contatto con chi legge e si riesce a creare un grande pathos.

E’ stata difficile la stesura del libro? Come ti sei sentito quando hai ricevuto la notizia della pubblicazione?

E’ stata la mia prima esperienza, faticosa ma comunque bellissima perché man a mano che il libro iniziava a prendere vita e grazie alla quarantena ho avuto la possibilità di concentrarmi tantissimo su di esso. Il brivido nel toccare il libro, per la prima volta, ha rappresentato la realizzazione di uno dei sogni che si trovano nel cassetto. E’ stato come dare forma ad un pezzo della propria vita in cui si inserisce un pezzo della propria anima.

La scelta di personaggi famosi – Merlino, Albus Silente, Giulio Cesare, Mozart, Peter Pan – e di personaggi non famosi, su cosa si è basata?

La scelta dei personaggi è stata dettata da una mia passione per questi personaggi presenti nel libro e ho cercato di trasmettere, attraverso di essi, la mia visione del mondo. Il pensiero che emerge dal libro non riguarda solo il passato, ma anche il presente. Con le semplici citazioni aveva vita l’ispirazione da cui nasceva una lettera che è presente sul libro. Il libro cerca di mettere a posto dei tasselli che sembrano mancare nella storia di questi personaggi, famosi e non, letterari e non come ad esempio Merlino e Artù che magari non si sono più rivisti.

Qual è stato il pezzo che ti è piaciuto di più scrivere?

Il piacere di scrivere non è univoco, emergono diversi piaceri nella stesura di un libro: dalla possibilità di costruire un’intera struttura al piacere di poter dare sfogo alla propria anima grazie alla possibilità di darle una forma, al piacere musicale che diventa una lettera. Ma soprattutto il piacere di dare vita a dei personaggi miei e di donare voce a personaggi che ho stimato profondamente.

A distanza di anni si, lo scriverei diversamente. Non perché non mi piaccia più, ma perché sono passati anni dalla sua pubblicazione e tutto è un continuo “PANTA REI”, tutto scorre. In due anni il pensiero evolve e scorre ma ciò non significa che debba essere necessariamente migliore.

Un libro che vale la pena leggere per rendersi conto che a volte un genere come il romanzo epistolare, che nel panorama italiano viene spesso messo da parte surclassato da altri generi che hanno più successo, abbia ancora molto da dire e che venga per l’appunto scelto anche da giovani scrittori come Luigi. Mi è piaciuto leggerlo, il mio ritmo lento è stato perfetto per godermi ogni lettera ed ogni personaggio. Se volete dare la possibilità ad un giovane autore allora, datemi retta, datela a Luigi.