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“L’ultimo alito dell’estate” di Luca Rebecchi

 

“La vita che ha condotto gli ultimi otto anni in quel luogo sperduto equivale a un ritiro spirituale, un isolamento eremitico, più che a un’esperienza primitiva. Ma i pensieri non possono essere messi a tacere a lungo, e questa la vera condanna degli uomini. Solo la morte riesce a domarli.”

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Filippo, uno dei protagonisti di questo romanzo, è depresso e ha tentato il suicidio. La madre, con un cancro certa che la porterà alla morte, gli fa promettere di vivere fino ai 38 anni, età in cui Filippo potrà decidere cosa fare della sua stessa vita. Tempo dopo, sulla soglia di questa “fatidica” età incontra l’altra protagonista del romanzo, la giovane Chiara, anche lei con un passato tormentato. I due insieme scopriranno che non è possibile superare i “mostri” del proprio passato da soli e che nella sofferenza è importante avere qualcuno accanto che ci aiuti ad andare avanti.

I capitoli di questo bel libro vengono suddivisi in base ai giorni, scandendo lo stesso giorno in mattina, pomeriggio e sera con alcuni salti temporali per rispondere a due domande fondamentali:

  1. Perché Filippo ha tentato il suicidio?
  2. Cosa è successo a Chiara?

Chiara ama la musica, la pittura e la scultura, Filippo è intelligente ma anche solitario, burbero e silenzioso fin quando un evento non cambierà tutto. La narrazione è semplice, niente fronzoli per questo romanzo che racconta con semplicità quanto, certi eventi terribili, possano segnare la vita delle persone in maniera differente. Tra musica classica e rock, concetti filosofici e psicologici questo libro racconta la storia di una “rinascita” che può essere repentina oppure avvenire con lentezza grazie all’aiuto di qualcuno, un aiuto talvolta inaspettato e/o non richiesto. L’ambiente in cui si svolge la narrazione, ovvero una baita di montagna trascurata e vuota rappresenta il vuoto che accompagna il nostro protagonista maschile ormai da tempo, per cambiare quasi a fine narrazione trasformandosi in un ambiente caldo, accogliente, familiare: una trasformazione che riguarderà anche la psiche di Filippo. Una menzione speciale al personaggio secondario Arturo che svolgerà il ruolo di “fata madrina” trovando un punto di incontro tra Chiara e Filippo.

Allo scrittore Luca Rebecchi riconosco la grande capacità di catturare l’attenzione del lettore grazie ad un’intensità emotiva che non sfocia mai nella sdolcinatezza, esplorando varie emozioni dell’animo umano. E’ grazie alla scrittura semplice e ad una trama per nulla banale che ci si affeziona ai due protagonisti. Il finale aperto lascia al lettore la possibilità di immaginare una fine che più gli aggrada ed è una delle rare volte in cui ho apprezzato questo genere di conclusione, lasciandomi la possibilità di immaginare cosa riserverà la vita a Filippo e a Chiara.

Informazioni sul libro:

Titolo: L’ultimo alito dell’estate

Autore: Luca Rebecchi

Casa Editrice: Bookabook

Pagine: 296 pagine

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Estelle, storia di una principessa e di un suonatore di accordìon di Massimo Piccolo

“Tanto tempo fa, in  un castello a picco sul mare, viveva una bellissima principessa di nome Estelle. I suoi capelli erano aliti di vento, gli occhi luminose mandorle di castagno.”

EstelleCosì inizia il piccolo libro scritto da Massimo Piccolo edito dalla casa editrice Cuzzolin intitolato “Estelle, storia di una principessa e di un suonatore di accordìon”.

Estelle, bella principessa dai capelli di ghiaccio è costretta ad un’esistenza rinchiusa in castello perchè il padre, re Gustav, preoccupato e reso quasi folle per proteggere la figlia dai raggi solari fa in modo di cambiare e rivoluzionare il castello adattandolo alla fragilità della sua amata figlia. Per alleviare la solitudine della giovane principessa organizza delle sfarzose feste in cui è possibile incontrare svariate personalità. Juan, giovane musicista ingaggiato per suonare in una di queste feste, incontra la giovane principessa e tra due nasce un amore che credono impossibile a causa delle loro origini, lui povero musicista e lei ricca principessa. La fragile principessa sceglierà di sposare il principe Ileardo, matrimonio che si rivelerà infelice per un finale che non vi svelerò per ovvie ragioni.

“E questo, cari lettori, potrebbe essere proprio l’ultimo periodo prima del fatidico , giusto epilogo alla prima notte di nozze di Eselle. Ma, come dicevamo, quella che vi sto raccontando, non è una fiaba e, proprio come la vita, dopo le nozze, continua.”

Ci troviamo in un tempo non ben definito in compagnia di un libro che fonde musica, amore e magia con uno stile semplice. La struttura di questo piccolo volume composto da 89 pagine è quasi fiabesca sebbene l’autore, nel corso della lettura, ribadisca più volte che quella che leggiamo non è una fiaba. Con semplicità in questo volume si presentano i temi dell’amore incondizionato, della paura, del male di vivere per una vita infelice. L’estrema protezione del padre causerà solo dolore alla sua amata figlia, cercando di proteggerla dal male della luce del sole le impedirà di vivere una vita forse breve ma piena all’esterno delle mura del castello. Estelle prova per la prima volta l’infelicità a causa di un amore infelice con il principe Ileardo, che si presenta un po’ come l’antagonista di questo libro. Il tema dell’infelicità è ricorrente nelle pagine di questo volume. La storia si sviluppa con naturale dolcezza, la narrazione scorre veloce e lo stile semplice e fiabesco sono tutti elementi che arrichiscono questo libro incantando il lettore.

Informazioni sul libro:

Titolo: Estelle – Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon

Autore: Massimo Piccolo

Casa Editrice: Cuzzolin

Pagine: 89 pagine

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La casa in mezzo al mare – Miquel Reina

Davanti a loro c’era soltanto acqua: miglia e miglia di mare che si fondevano con l’argenteo cielo mattutino. <<Cos’è…successo?>> balbettò Mary Rose.
Harold era senza parole.
La mente rifiutava ciò che percepivano i sensi, eppure era tutto vero.
Sentiva la brezza marina nei polmoni, il calore del sole nascente sulle gote fredde e il dondolio del pavimento sotto i piedi.
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Lei indicò il mare che li circondava.
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indexCon “La casa in mezzo al mare” di Miquel Reina sarete certi di intraprendere un viaggio magio. Una notte, una forte tempesta, fa precipitare la casa degli anziani coniugi Grapes, Harold e Mary Rose, in mare. E’ un miracolo che loro siano ancora vivi e adesso devono pensare a come sopravvivere in questo viaggio straordinario. Si lasceranno condurre dalle correnti, non hanno opportunità di controllare la rotta della loro casa/barca improvvisata fino a quando arrivano in un posto sconosciuto, ricco di ghiaccio e di bianco. La seconda tappa del loro viaggio sarà dura fisicamente ed emotivamente, riusciranno a scrollarsi di dosso le colpe e la rabbia del passato grazie ad un incontro fortunato con una tribù e continueranno a viaggiare mantenendo una promessa stretta in passato.

Erano le luci di chi aveva abbracciato la vita in tutto il suo splendore ed era riuscito a comprendere la sua grandezza. Di chi aveva goduto del proprio tempo e di quello delle persone amate. Era la luce di chi affrontava la propria morte come la fine di quel viaggio che è la vita, senza rimpianti, e con la certezza di aver compiuto il proprio destino e di aver vissuto tenendo fede ai propri sogni. Erano le luci di Harold e Mary Rose, dei signori Grapes come tutti li chiamavano.

Questo libro è consigliato a chi crede nei propri sogni, a chi cerca dei motivi per raggiungerli e per non abbandonare mai i propri obiettivi. E’ un libro consigliato a chi ha affrontato una perdita, un lutto, un evento negativo che ha cambiato tutte le carte in tavola, a chi ha perso la luce dentro di sé perché non è mai troppo tardi per perdonarsi, per andare avanti, per vivere e per raggiungere i propri sogni. Proprio l’autore, Miquel Reina, ha abbandonato il suo lavoro intraprendendo una nuova strada, quella di scrittore, rischiando tutto avendo un gran successo con questa sua prima pubblicazione.

La narrazione è scorrevole, la trama è interessante, mi sono piaciuti parecchio la suddivisione dei capitoli e i titoli utilizzati. I coniugi Grapes sono anziani, l’età non viene definita, Harold ingegnoso e un po’ scorbutico, Mary Rose gentile e con lo sguardo triste. Per me era la prima volta che durante la lettura incontravo una coppia di anziani come protagonisti e mi ha fatto più che piacere. Mi è piaciuta molto la parte del naufragio e del viaggio, un po’ meno quella svoltasi nei ghiacciai anche perché più triste: il viaggio introspettivo, con la conclusione finale, riempie tutta la storia di un nuovo significato più intenso ed emozionante.

Che altro dirvi se non di comprarlo e amarlo/apprezzarlo come la sottoscritta?    Ringrazio ancora Miquel per avermi contattata e per avermi dato la possibilità di leggere il suo libro.

 

“Tess dei D’urberville” di Thomas Hardy

“Una sera di fine maggio un uomo di mezza età stava ritornando da Shaston al villaggio di Marlott, nella vicina Valle di Blakemore o Blackmoor. Avanzava su gambette rachitiche e v’era un certo che di incerto nella sua andatura che lo portava a deviare sulla sinistra. Ogni tanto scuoteva di scatto il capo, come se assentisse a qualche pensiero, benché in realtà non stesse pensando a nulla in particolare. Un paniere per uova gli pendeva vuoto dal braccio e il pelo del suo copricapo, sciupato, era consunto sulla falda nel punto in cui lo prendeva per toglierselo. Ben presto s’imbatté in un uomo di chiesa attempato che, in groppa a una giumenta grigia, cavalcava canticchiando.”
Incipit – Tess dei D’Urberville

36482994_1598412550286485_812395207227080704_n.jpg“Tess dei D’Urberville” è un romanzo scritto da Thomas Hardy nel 1891. Questo libro racconta la storia di una ragazza, di umili origini, il cui padre scopre, grazie ad un prete, di appartenere ad una nobile casata decaduta. Questa notizia sembra poter risollevare le sorti della famiglia che versa in uno stato di povertà: i genitori decidono, dopo la triste morte del cavallo, di mandare Tess da un ricco parente, non sapendo che egli in verità ha solo “preso in prestito” un antico cognome per potersi fare una nuova vita. La famiglia a cui Tess si rivolge, per cercare aiuto e tentare di migliorare la situazione familiare, è composta da una donna anziana e da un giovane. Proprio il giovane “D’urberville” approfitterà dell’ingenuità di Tess abusando di lei. Ella passerà dall’essere una giovane ragazza senza macchia ad una “fallen woman” o “donna perduta” la cui reputazione porterà vergogna alla sua famiglia. Da questo terribile evento Tess deciderà di andare lontano, in una campagna per lavorare come mungitrice, proprio durante questo periodo di lavoro conoscerà il giovane Angel Clare, entrambi si innamoreranno perdutamente l’uno dell’altra. Tess dovrà affrontare ancora una serie di eventi negativi, cercando di ribaltare la sua situazione alla ricerca di una qualche parvenza di felicità: quando sembra essere giunta ad un passo dall’anelata condizione di tranquillità, la natura fa il suo corso costringendo Tess a lottare fino al triste epilogo.

E’ possibile notare, già dai primi capitoli, quanto emerga la concezione filosofica di Hardy nei confronti della vita: la natura è indifferente nei confronti dell’uomo che la combatte inutilmente, senza possibilità di riscatto eppure l’essere umano, mosso dalla volontà di sopravvivenza, cerca di ribaltare la situazione con insuccesso.

Numerosi sono i temi trattati in questo romanzo:

  • La condizione delle classi sociali umili nelle campagne inglesi: la famiglia di Tess, involontariamente, cercando di riscattarsi dalla condizione di miseria in cui verte, dà il via alla serie di eventi negativi che la povera Tess dovrà affrontare;
  • Il fato ostile poiché qualunque cosa Tess cerchi di fare sembra impossibile redimersi;
  • Inutilità delle religioni;
  • Violenza sessuale: la società vittoriana dell’epoca credeva, erroneamente, che colui che avesse ottenuto la verginità di una giovane donna per natura quest’ultima gli apparteneva più di quanto un matrimonio, civile o religioso, potesse attestare.

 


 “Nella difettosa esecuzione del piano ben disposto dell’universo raramente l’invito provoca l’arrivo di chi si invoca, e raramente si incontra l’uomo da amare, quando viene l’ora per l’amore. La natura non dice troppo spesso “guarda” alla povera creatura nel momento in cui il guardare potrebbe portare a una lieta conclusione, né risponde “qui” alla carne che grida “dove?”; finché tutto questo nascondersi e cercarsi diventa un gioco penoso e senza mordente.
Potremmo chiederci se all’acme e alla sommità del progresso umano questi anacronismi saranno modificati da un’intuizione migliore, da un più stretto rapporto reciproco nell’ingranaggio sociale, che non ci scuota in ogni direzione, come ora: ma non si può predire un simile ideale, forse nemmeno concepirlo come possibile. Così, anche nel caso attuale, come in milioni di altri, le due parti di un perfetto insieme non si sono incontrate al momento perfetto: la controparte assente, vagando indipendente per la terra, aspetta in crassa ottusità un tempo che giungerà sempre troppo tardi.”


 

Anche se questo volume è un romanzo ottocentesco la narrazione non appare affatto pesante. Una novità introdotta da Hardy è la presenza di un narratore onnisciente – sa tutto della storia – e questo fa diminuire la distanza tra il lettore e il narratore. I dialoghi sono poco presenti lasciando spazio alle descrizioni minuziose di sensazioni, emozioni e avvenimenti che ci permettono di entrare in contatto con i personaggi. Tale vicinanza ha fatto sì che mi prendessi pena per Tess sebbene fossi a conoscenza della sua sorte fin dall’inizio. E’ un classico ottocentesco che deve assolutamente essere letto da tutti coloro che amano il genere. E’ una perla della letteratura classica.

 

 

 

“Lo Scarabocchio” di Cinzia Nazzareno e “Storia di Roque Rey” di Ricardo Romero

Oggi ho deciso di pubblicare due mini recensioni che avevo scritto su Instagram riguardanti i due libri protagonisti del titolo di questo articolo. “Lo scarabocchio” e “Storia di Roque Rey” non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro eppure entrambi affrontano, in maniera differente, il tema della ricerca di se stessi.

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“Lo Scarabocchio” è un romanzo edito da Bonfirraro Editore e scritto dall’autrice Cinzia Nazzareno.

Olmo è un piccolo borgo della Sicilia degli anni ’70. È qui che vive la famiglia, apparentemente felice, di Filippo Aletta. Soltanto l’ultimogenito, lo strano e tormentato Gianni detto “Genny”, desta alcune preoccupazioni. Quando una notte, nel fienile, il padre lo scorge in atteggiamenti equivoci con lo sgorbio del villaggio, prende coscienza con amarezza della sua vera identità sessuale di donna intrappolata nel corpo di un ragazzo e, in preda a una crisi di nervi, lo caccia da casa e gli intima l’immediato trasferimento a Roma. È lì che l’ingenuo Genny spera di incontrare il vero amore…

Con una struttura a cornice che apre, pervade e chiude il racconto e che ne rivelerà il messaggio più profondo, la storia è il crudele affresco di una società cieca e bigotta, pervasa da infiniti pregiudizi nei confronti della “diversità”, e prosegue con travolgenti colpi di scena, fino a giungere a uno struggente finale mozzafiato. Consigliato? Assolutamente si.

 

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“Storia di Roque Rey” è il romanzo, con una buona dose di realismo magico, scritto da Ricardo Romero ed edito e curato dalla Fazi Editore.

Il giorno in cui lo zio Pedro muore, la zia Elsa chiede a Roque, dodici anni, di indossare le sue scarpe per ammorbidirle un po’ in vista del viaggio nell’aldilà. Così, riempite le punte con il cotone, il ragazzo esce di casa per fare una passeggiata da cui non tornerà più. Camminerà per quarant’anni attraverso l’Argentina, senza meta, in una lunghissima fuga costellata di scoperte, di riflessioni e di una serie di incontri indimenticabili: Umberto, un prete epilettico parricida; i “Los Espectros”, un gruppo di musicisti itineranti che lo ingaggia come ballerino; Marcos Vryzas, un bohémien alcolizzato che lo introduce alla vita dissoluta della capitale; Natalia, una bambina dall’intelligenza eccezionale che si innamora di lui e lo tenta col suo fascino ammaliatore. E quando Roque finirà a lavorare in un obitorio e deciderà di togliere le scarpe dello zio per indossare quelle dei morti, queste lo condurranno nei luoghi dove sono sepolti i più terribili segreti dei loro proprietari ormai defunti. Sullo sfondo di questo lungo viaggio, scorrono quarant’anni di storia dell’Argentina, un paese misterioso ancora tutto da scoprire. Ricardo Romero è uno degli autori argentini contemporanei più apprezzati e talentuosi. In Storia di Roque Rey rielabora la grande tradizione sudamericana del realismo magico dando vita a un romanzo sempre in bilico tra reale e immaginifico che, sin dalle prime pagine, ci ricorda cosa significa leggere per puro piacere.

 

 

“La Treccia” di Laetitia Colombani

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“La Treccia” di Laetitia Colombani, foto da IG @BiblioRosy

“La treccia” di Laetitia Colombani è un romanzo edito da EditriceNord in uscita il 3 Maggio al prezzo di copertina di 16,90€.

Questo libro parla di tre donne diverse, provenienti da tre paesi differenti e lontani tra loro che però vedranno le loro vite intrecciarsi proprio come le ciocche dei capelli che vengono acconciate in una treccia. Smita, Giulia e Sarah spezzeranno, grazie alla loro forza di volontà e al loro coraggio, le catene del pregiudizio e della tradizione intraprendendo così una nuova strada sconosciuta, forse pericolosa, ma che permetterà alle tre donne di ottenere quello che voglio.

La storia di Smita mi ha colpito maggiormente, una donna che a causa delle tradizioni del suo villaggio indiano sembra costretta ad una vita di sacrifici senza alcuna possibilità di riscatto fino a quando, al suo bene più prezioso, sua figlia Lalita, succede un evento che permetterà alla donna di trovare il coraggio per sfuggire senza temere le punizioni, le lapidazioni o l’impiccagione; tutto pur di concedere alla sua piccola una vita diversa, degna di essere vissuta.

Giulia vive nella mia città, la bella Palermo, scopre che l’attività di famiglia è sull’orlo del fallimento e decide di prendere le redini della situazione e grazie all’aiuto di una persona speciale riuscirà a spezzare la tradizione, a mantenere in vita l’attività di famiglia, continuerà ad assicurare il lavoro alle operaie che da sempre hanno fatto parte della sua vita e a rendere onore alla sua famiglia.

Sarah vive in Canada ed è una donna in carriera, mamma di tre figli e separata, scopre di avere un tumore al seno e si ritrova così a dover affrontare la stigmatizzazione derivante dalla sua condizione di persona ammalata. Gli sguardi cupi, di pena e di paura che riceve nel luogo di lavoro la colpiscono nel profondo; proprio lei che aveva lottato e perso importanti elementi della sua vita per quel lavoro che tanto ama si ritrova a doverlo abbandonare. Dopo un breve crollo emotivo deciderà di rimboccarsi le maniche, di non darsi per vinta e di continuare ad affrontare la vita con coraggio.

Cosa lega queste tre donne? Smita decide di donare i suoi lunghi capelli in un tempio come segno di fede, questi capelli arriveranno nella fabbrica di Giulia che li lavorerà così da farne una parrucca e poterla rivendere in più posti; proprio questa parrucca, lavorata da Giulia e realizzata con i capelli di Smita sarà acquistata da Sarah ed in questo modo semplice le vite di queste tre donne si intrecceranno senza mai essersi conosciute.

Ho trovato questo romanzo davvero piacevole, oltre 300.000 copie sono state vendute in Francia e credo che la sua forza risieda nella potenza della narrazione oltre che nel non tralasciare aspetti culturali e strutturali delle varie città prese in considerazione. La storia viene narrata in prima persona dalle protagoniste, non ci sono molti dialoghi e il linguaggio utilizzato è molto semplice.

Una piccola chicca, presto verrà realizzata la trasposizione cinematografica di questo libro e di certo non me la perderò!

“Guida tascabile per maniaci dei libri”

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Il libro di cui vi parlerò in questo articolo è “Guida tascabile per maniaci dei libri”, edizione Clichy.

Questo volume è stato scritto da diversi autori che si presenta sotto il nome di “The Book Fools Bunch”, un gruppo di autori, con base a Firenze, che ha deciso di riportare curiosità ed informazioni su 1100 libri scelti da loro, tutti dati che danno vita ad un manuale che ogni amante dei libri, chi da tempo e chi da poco, dovrebbe possedere.

 

I capitoli di questo volume si dividono in:

  • Una raccolta di 1100 titoli scelti dagli autori, ne ho scoperti davvero di interessanti e che ho intenzione di reperire;
  • Brevi cenni sulla vita degli autori, sono venuta a conoscenza di lati intimi di quest’ultimi che non mi sarei mai immaginata;
  • Una raccolta degli incipit, a partire da “Iliade”, passando per “Il giorno della civetta” terminando con “Atti osceni in luogo privato” di Marco Missiroli.
  • Una lista dei vari premi e dei vincitori in ordine cronologico, dal “Premio Strega” fino al “Pulitzer” al meno conosciuto – soprattutto per la sottoscritta – premio “Goethe per la letteratura”;
  • I Best-seller;
  • Le stroncature, questa è la parte che ho maggiormente apprezzato perché mi ha incuriosita conoscere il pensiero di un autore o un’autrice nei confronti di un suo collega e viceversa – anche se devo ammettere che alcune stroncature per me sono state davvero inaspettate -;
  • Una lista dei film che sono stati tratti dall’omonimo libro;
  • Una serie di curiosità, ad esempio non sapevo che Vladimir Nabokov avesse scritto il famoso “Lolita” su dei foglietti sparsi mentre viaggiava per gli Stati Uniti a caccia di farfalle;
  • Una lista di cocktail e ricette che voglio assolutamente provare, più tra tutti “Le melanzane all’amore”, piatto inventato da Florentino Ariza nel libro “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel Garçia Marquez”
  • Un elenco degli aforismi dedicati ai libri;
  • Una breve storia sull’editoria;
  • Alla fine del volume è presente un indice che permette trovare subito le curiosità riguardanti uno specifico autore di nostro interesse.

 

Io ho trovato questo volume davvero interessante, curioso e suddiviso in maniera intelligente. E’ un manuale che ogni lettore, come precedente detto, dovrebbe possedere in modo tale da avere una guida da poter consultare quando più si ha voglia.

Si sa un libro alimenta sempre la conoscenza della persona che lo legge ed in questo caso lo fa più che mai.

E’ stato bello vedere sotto una luce non accademica degli autori che altrimenti non avrei preso in considerazione come Ariosto o Gogol’ e questo non ha fatto che accrescere la mia voglia di approfondire di più non solo gli autori contemporanei ma anche quelli passati.

Interessante è la riflessione presente nell’incipit: “ si pubblicano tanti libri ma purtroppo si legge sempre meno”, questa frase mi ha spinto a pensare alla mia situazione che forse condivido con alcuni di voi che leggono queste righe: nella mia famiglia sono l’unica ad avere la passione per la lettura e vengo anche considerata “strana” o “saccente” proprio per questa mia passione. Tutto ciò credo che sia dovuto, come scritto da @ilibridisharon in un commento sotto ad un mio post, all’assenza di “un’educazione alla lettura” soprattutto in ambito scolastico, a scuola gli insegnanti obbligano gli studenti a leggere dei libri che più che appassionarli li allontanano da questo mondo.

Credo siano proprio questi pregiudizi, uniti ad una informazione educativa carente, a non spingere le nuove generazioni verso il mondo della letteratura e dei libri,  soprattutto perché influenzati dai giudizi dei loro coetanei potrebbero aver paura di essere considerati strani e/o bizzarri e se qualcuno sta leggendo questo articolo voglio dire solamente:”NON ABBIATE PAURA!” il mondo è bello perché è vario ed ognuno di noi possiede e custodisce una passione che non deve essere imbrattata da degli stupidi pregiudizi.

“[…] Per questo motivo noi di The Book Fools Bunch abbiamo deciso di iniziare la nostra battaglia. Una piccola battaglia, ovviamente. Ma anche una battaglia in cui crediamo. Perché siamo convinti che un libro, ogni libro vero e degno di questo nobilissimo nome, sia in effetti un mondo, un cielo, una grotta, un universo, una possibilità, una libertà, un dono, un volo senza rete e senza fine. Siamo convinti che senza i libri gli essere umani non sarebbero umani, che senza i libri il nostro pianeta sarebbe probabilmente già scomparso, che senza i libri il pensiero si sarebbe fermato a una insignificante e inutile percentuale delle sue possibilità. E allora eccoci a questa guida, frutto di un lungo e paziente lavoro, di una dedizione a questa necessità, e a quello che può essere considerato alla fine semplicemente un atto d’amore. Amore per i libri, amore per le storie, amore per la bellezza e per l’orrore, amore per le donne e per gli uomini che hanno vissuto prima e accanto a noi e per quelli che verranno dopo di noi, amore per la memoria, per la vita, per l’amore. Tutte cose che sono dentro i libri e che stanno nei libri come non potrebbero stare in nessun altro luogo al mondo”.

Recensione “Longbourn House” di Jo Baker

Pubblicazione Einaudi del 2014 “Longbourn House” è una riscrittura del famoso “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen da un punto di vista differente, quello di Sarah, giovane e graziosa cameriera a servizio della famiglia Bennet.

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Foto dal profilo IG @BiblioRosy

Dalla cucina di Longbourn House, casa di proprietà di Mr Bennet, Sarah osserva l’andamento della vita dei suoi padroni, la sua vita è scandita dai suoi lavori quotidiani: lavare i panni, preparare il sapone (non sapevo fosse un processo così lungo e così strano), aiutare in cucina, aiutare le signorine nella preparazione per un ballo e sorbirsi le lunghe, infinite e fastidiose lamentele di Mrs Bennet personaggio che non ho amato nel romanzo originale e che non ho apprezzato in questa rivisitazione.

A servizio dei Bennet troviamo, oltre a Sarah, la governante Mrs Hill, il marito Mr Hill anziano cocchiere e maggiordomo, la giovanissima Polly e successivamente durante la narrazione arriverà il giovane James Smith il cui compito è sostituire Mr Hill in molte mansioni quotidiane.

E’ interessante notare come tra i suoi numerosi scritti zia Jane non abbia mai preso in considerazione le ombre che si muovono all’interno di una casa e che fanno sì che la vita prosegua senza intoppi; se in “Orgoglio e Pregiudizio” veniamo coinvolti nella narrazione dei balli e nella coinvolgente storia di Elizabeth e Mr Darcy, in “Longbourn House” invece vediamo la fatica senza riposo, la negazione della libertà, i tanti lavori affinché la casa appaia in ottime condizioni e dove tutti siano sempre pronti a ricevere gli ospiti.

Se vi aspettate che questo romanzo tenga molto in considerazione i personaggi a cui ci siamo affezionati in “Orgoglio e Pregiudizio” permettetemi di deludere le vostre aspettative: questi appaiono in maniera sporadica ed un elemento che mi ha particolarmente colpito riguarda il modo in cui viene presentata Elizabeth, sempre affascinante, ben consapevole di esserlo e a tratti capricciosa ed antipatica. E’ interessante sapere che l’autrice è andata oltre la fine di “Orgoglio e Pregiudizio” affrontando, anche se brevemente, la vita matrimoniale di Elizabeth con il suo ( e nostro) amato Mr Darcy.

Sarah, che tenta di fuggire da quel mondo fatto di soli doveri e nessun piacere, una giovane che sogna un amore grande come quello dei romanzi che le vengono prestati da Elizabeth, che incontra e cede alle lusinghe di un mulatto al servizio di Mr Bingley, che vive un’attrazione folgorante ( e ricambiata ) con il giovane James.

Il romanzo presenta una struttura semplice, a tratti “Austeniana” sebbene non riesca ad eguagliare la stessa capacità narrativa di Jane Austen; Jo Baker riesce con maestria a tenere incollati alla pagine i lettori che si affezionano, almeno nel mio caso, a queste “ombre”. I fatti vengono narrati dal punto di vista di Sarah, di Mrs Hill e di James: si scopre quale relazione ha questo ragazzo misterioso con la famiglia Bennet, cosa lega Mrs Hill e Mr Bennet e quale segreto nasconde il giovane James (e Mr Hill).

E’ un romanzo ottimo da leggere per avere un attimo di pausa da letture più importanti e pesanti, mi è piaciuta la leggerezza del tema ed essere tornata a Longbourn House, anche se in vesti differenti, è stato un vero piacere;  per questa serie di motivi che il mio voto è di 4/5.

“Tutto ciò che conosceva, tutto ciò che amava, ogni legame d’affetto che si era costruita le era stato strappato via: di lei non restava che il midollo, nudo e crudo. Certo, da che si ricordasse il suo più sincero desiderio era sempre stato quello di conoscere altre pezzi di mondo; ma avrebbe dovuto, pensò, formularlo con maggior precisione: avrebbe dovuto specificare che desiderava farlo essendo felice.

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Recensione “Una vita da libraio” di Shaun Bythell

“Cosa succede ai libri una volta che i proprietari non se ne possono prendere più cura?”

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“Una vita da librario” Foto dal profilo IG @BiblioRosy

E’ questa la domanda a cui “Una vita da libraio” di Shaun Bythell cerca di rispondere: probabilmente sarà il proprietario stesso a rivenderli, oppure lo faranno i familiari in caso di decesso di quest’ultimo qualora non venga trasmessa loro la passione per la lettura e i libri e magari tra questi volumi si troverà qualche pezzo raro.

Shaun è il reale proprietario di una libreria storica che si trova a Wigtown, Scozia, il famoso “The Book Shop” in cui è possibile trovare libri usati, edizioni rare e anche bastoni da passeggio.

Nel Febbraio 2014 decide di tenere un diario dove poter registrare diverse informazioni:

  • Libri richiesti online;
  • Il totale dei clienti che hanno acquistato uno o più libri;
  • L’incasso del giorno;
  • Tenere conto dei vari tipi di clienti che si recano nella sua libreria.

Tra le variopinte personalità spiccano l’ironia di Shaun e l’esuberanza e l’insubordinazione di Nicky, sua aiutante. Ogni mese viene presentato con un passo del libro “Ricordi di libreria” di George Orwell da cui Shaun trae diverse riflessioni in base alla sua esperienza da quando ha iniziato la sua carriera. Tra gli scaffali, gli scatoloni e il “caos di libri” questo diario raccoglie le richieste, dalla più normale a quella più stramba, dei suoi clienti.

Questo romanzo “denuncia” il lato oscuro della vendita di libri: LA VENDITA ONLINE, che sembra cancellare o quanto meno modificare la vita di ogni libraio perché se siamo alla ricerca di un libro ci possiamo recare in libreria, ma qualora questo non fosse disponibile a chi ci affidiamo? Ai siti di vendita online trascurando il danno che talvolta involontariamente arrecchiamo alle librerie.

E’ un libro da leggere a cuor leggero senza aspettarsi un capolavoro della letteratura. Alcuni episodi sono stati divertenti ed altri ancora interessanti, purtroppo però trovo che 376 pagine per un libro del genere siano davvero troppe; da metà libro l’attenzione inizia a calare, gli episodi diventano monotoni e mi sono ritrovata più volte a pensare “Quando finirà?”. Lo stile del diario riflette il carattere della persona che lo scrive, gli episodi vengono raccontati dal punto di vista di Shaun ed è forse proprio la struttura di questo romanzo, che non rientra tra le mie preferite, unita al temperamento del protagonista ad aver portato ad un calo della mia attenzione.

Di certo lo suggerisco a chi ama le storie di libri, delle librerie e dei proprietari di quest’ultime . Consiglio, a chiunque abbia idea di acquistarlo, di farlo senza avere troppe pretese come la sottoscritta altrimenti si rischia di rimanerne davvero molto delusi sebbene io abbia comunque voglia di visitare questo posto. Una nota di certo positiva è che con l’anticipo dell’edizione italiana Shaun sta sopperendo ai problemi archittetonici del negozio ristrutturando il tetto.

Per tutti questi motivi do un voto di 3/5. Vi lascio con una piccola chicca: il video della presentazione del “The Book Shop” che potete trovare sul profilo Youtube di Shaun Bythell.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=rC-oA4zKZlI&w=560&h=315]

 

 

Recensione “Abbiamo sempre vissuto nel castello” di Shirley Jackson

Inquietante, claustofobico, strano: questi sono i primi aggettivi che mi vengono in mente per descrivere “Abbiamo sempre vissuto nel castello”. Un romanzo breve di sole 160 pagine in una splendida edizione Adelphi.

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“Abbiamo sempre vissuto nel castello” di Shirley Jackson, edizione Adelphi. Foto presa da Instagram @BiblioRosy

Mary Katherine – o Merricat – vive con la sorella Costance e Julian, un anziano zio. All’inizio della narrazione si percepisce un’atmosfera pesante, non piacevole: a causa di un brutto evento gli unici membri ancora in vita della famiglia Blackwood vive volontariamente in isolamento dal resto del paese, un paese che viene presentato con gli occhi di Merricat di certo non con parole gentili, ma immaginando scenari cruenti.

Pochi vanno a far visita a questa famiglia ma in tanti sanno cosa è successo all’interno di quella mura, anzi sarebbe più corretto dire che credono di sapere cosa sia successo: tutti i membri della famiglia sono morti avvelenati a causa di una sostanza mortale messa nella zucchero non si sa bene da chi sebbene la colpa ricade su Constance che da sempre si occupa della cucina. La giovane è costretta ad affrontare un lungo processo la cui sentenza la dichiara innocente. L’arrivo del cugino Charles mina le fragili basi di questo nucleo familiare disfunzionale, i pensieri di Merricat diventano sempre più cupi e violenti e Constance diventa ogni giorno sempre più incostante fin quando si arriva al fatidico giorno della “fine”.

Shirley Jackson non spiega il motivo di certe azioni, pone il lettore davanti ad essi costringendolo a prenderne atto e ad accettarle. Forse l’obiettivo dell’autrice, con questo romanzo, era quello di mostrare la follia nelle sue diverse manifestazioni:

  • La follia collettiva del paese, paesani che trasformano la paura, nata da un pettegolezzo, in violenza ed isteria;
  • La follia che divaga all’interno della famiglia Blackwood, ancorata nell’isolamento e nella paura verso il prossimo;
  • La “follia” di una demanza senile, lo zio Julian che giorno dopo giorno ricorda il fatidico unico giorno dei propri familiari morti avvelenati.

Un romanzo horror dai tono leggeri, che non ha bisogno di scene crude o splatter per inquietare il lettore ma che lo mette in una situazione di disagio e attrazione.

Consiglio questo romanzo agli amanti dell’horror e dei gialli, di certo non posso esimermi dal dargli un voto di 5/5.

“Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto, vieni.
Fossi matta, sorellina, se ci vengo m’avveleni.
Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?
In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!”